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Eroica Fenice

La Tag: recensione libri contiene 33 articoli

Libri

Liz Climo con Un’aragosta al giorno (Recensione)

Recensione della raccolta di vignette umoristiche Un’aragosta al giorno di Liz Climo Liz Climo è una delle orgogliose “matite” dell’entourage di Matt Groening: è infatti illustratrice de I Simpson ma è famosa anche per l’infinita dolcezza delle sue tavole di disegni. Queste circolano sul web e sul suo sito internet riempiendo gli utenti di sentimenti d’affetto e commozione. Molte di queste vignette sono poi raccolte in vari piccoli volumi pubblicati in italia dalla casa editrice BeccoGiallo. Liz Climo: la dolcezza di Un’aragosta al giorno Proveniente dalla Silicon Valley, Liz Climo è costretta a spostarsi a Los Angeles per nuove opportunità lavorative. Questo l’ha quindi isolata, facendole percepire un senso di smarrimento non indifferente. Ad accoglierla è stata una sua amica, Andrea, che le ha dimostrato quanto l’amicizia non sia frutto solo di una presenza fisica costante ma anche di una mano tesa nel momento del bisogno. Questa vicenda è alla base delle tavole di disegni di Un’aragosta al giorno, una raccolta di piccole vignette umoristiche che vedono coinvolti animali (anche naturalmente predatori o prede) in rapporti di grande amicizia e sostegno reciproco. Storie di amicizie e umorismo Elizabeth Climo, in arte Liz, non è solo grande dolcezza ed eleganza, ma anche umorismo: ogni singola scena descrive situazioni divertenti e paradossali, in cui i protagonisti si trovano spesso in difficoltà e chiedono aiuto a qualcuno che non appartiene alla propria stessa specie. Ciò che però colpisce più di ogni altra cosa è vedere che i protagonisti riescono alla fine a rendere il proprio difetto o quello del proprio amico un’importante risorsa. Un dolce serpente è in grado di piegarsi su se stesso pur di offrire al proprio amico una spalla su cui piangere o, ancora, una piccola suricata compra cappellini per festa di unica misura anche per amici di taglia molto più grande, senza rendere la differenza di stazza un ostacolo al proprio divertimento. Un desiderio di affetto e consolazione Un’aragosta al giorno abbatte le differenze tra specie, avvicina prede e predatori naturali, lascia che il lettore possa trovare consolazione dalla lettura. È questo che la disegnatrice auspica, sperando di offrire un po’ di conforto a chiunque, nella vita, si senta anche un po’ solo e perso. Nella vita infatti può capitare di essere o sentirsi soli, di doversi allontanare da casa, di non poter portare subito con sé i propri affetti. È qui che entrano in gioco le tavole dai disegni morbidi e dai colori pastello di Liz Climo, senza fronzoli ma essenziali fino all’osso per arrivare subito al centro della questione. Altri libri di Liz:

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Giulia Quaranta Provenzano, la poetessa di “L’Amore è…”

Recensione della raccolta di poesie L’Amore è… della studiosa indipendente Giulia Quaranta Provenzano «L’Amore esiste solo in Poesia». Giulia Quaranta Provenzano irrompe sulla scena con un manifesto che pullula di trite e sfiancanti verità. Tendenza, quella del meticoloso scavo nel reale, che la studiosa, poetessa e fotografa d’arte ligure custodisce gelosamente in un bagaglio conoscitivo che affonda le radici nell’ardita scelta di un iter di studi filosofici. L’approdo alla scrittura poetica è frutto della felice unione fra il costante domandarsi e il ragionamento sul significato. Giulia Quaranta Provenzano rivive questi due noccioli duri della sua vita nelle lezioni della professoressa Rita Mascialino, presidente dell’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio “MeQRiMa”, e fondatrice del Secondo Umanesimo Italiano. Un movimento che getta un’innovativa base all’interpretazione del testo letterario, ricercando una Teoria e un Metodo e mantenendo quale punto di partenza il valore del significato dell’opera d’arte, contro una logica di casta mascherata da libero pensiero. L’Amore è… di Giulia Quaranta Provenzano L’Amore è… è un’indagine sulla fenomenologia erotica che si spoglia di verbosità altisonanti per afferrare a mani nude la vita vera. La realtà è costellata di attese snervanti che rallentano il fluire regolare e pacifico. «Un miracolo/l’imbattermi in te» che scandisce il tempo, con l’impetuoso desiderio di godere del momento. L’io lirico della raccolta di Giulia Quaranta Provenzano si lascia inebriare dalla «frenesia», si aggrappa all’attimo consapevole che, nel lasciare la presa, potrà unicamente cadere in un infimo nulla. «Il passato è forse ingombrante/ma non quanto l’adesso/i suoi silenzi che fanno a pugni/con pezzi di vita mai vissuta». «Allungo la mano e ti ho/seppure non davvero» La dolcezza dell’attimo e l’amarezza di notti insonni. Si persiste nell’errore di un coinvolgimento impetuoso in virtù di quell’amore che si prova per l’Amore. Nemmeno l’amante in questa fenomenologia è una fonte di salvezza, ma è «signore dell’ancora inconoscibile», fonte di turbamento, ma causa prima di quell’eterno che esorcizza il nulla. Un gioco ossimorico costante si dipana nelle pagine di L’Amore è…, tra benedizione e dannazione, notte e giorno, teoresi e prassi. Innamorato dell’Amore, l’io lirico si imbatte nell’incarnazione di quell’ardimento, e ne resta trafitto. L’amore è… studio anatomico. Giulia Quaranta Provenzano delinea i tratti del corpo amato, visto non nella sua dolcezza, ma proprio nella ruga inflitta dal pensiero. «Quando sembrerebbe averti/sfuggi aldilà d’ogni umana/comprensione». Questo Amore è sempre un grido strozzato, un bacio negato, eppure speranza: «non chiudermi in una gabbia/donami sempre risorgivo amore/finché ubriachi capiremo/cosa davvero significa/e sapremo/restare». Per quanto quello descritto dalla Provenzano sia Amore nella sua fragilità, il timore che si spenga quel minimo bagliore nel buio è persistente. «L’Amore esiste solo in Poesia», perché certo finirà prima di essere vissuto davvero, ma la penna lo avrà già imprigionato, rendendolo eterno. «Incarnato l’amore è mezzo/ma qui Ti amo/Ti amo alla follia». L’Amore è… è stato realizzato con il supporto dell’Associazione Culturale Articoli Liberi, un’organizzazione impegnata nella distribuzione gratuita di libri di spessore negli ambienti scolastici di tutto il mondo. La penna di Giulia Quaranta Provenzano esaudirà così ancora […]

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Paleolithic, l’esordio di Stefania Nicolai | Recensione

Recensione di “Paleolithic. The next free land” (edizioni Espera, 2018), libro d’esordio dell’insegnante Stefania Nicolai Da pochissimo è uscito “Paleolithic. The next free land”, un romanzo ambientato nella Siberia di 22mila anni fa. L’opera è il libro d’esordio dell’insegnante Stefania Nicolai ed è edito da Espera. Il romanzo ha una trama molto originale ed accattivante anche se, ad una prima lettura, la storia – poiché si snoda tra le vicende di tribù dell’era Paleolitica e per di più stanziate nella Siberia di migliaia di anni fa – potrebbe apparire poco interessante. Niente di più sbagliato. Paleolithic, la trama del romanzo di Stefania Nicolai Sei sono le tribù: il popolo Lenida (che vive nella Terra di Len), forte e pacifico, quello “Atarita” (che abita la collina Atar) basso e tarchiato, soprattutto se visto dai Norkesh, un popolo che viene dal Nord (dal Monte Malok) e che viene considerato addirittura “Gigante”, perché costituito da uomini e donne molto alti, le Donne Guerriere, un popolo costituito da sole donne combattenti che cresce solo figlie femmine, per educarle a combattere e la tribù Wakidi (che abita la terra di Waki) un popolo di guerrieri e conquistatori e, infine, il Popolo Nomade, assoggettato ai Wakidi. La storia comincia da una profezia non ascoltata: le donne guerriere devono raggiungere il popolo dei Lenidi, dove la tenace Barz ha lasciato uno dei suoi figli maschi che ha concepito con Naran il capo tribù, e scelgono di percorrere una strada che li farà imbattere nel violento popolo Wakidi, capeggiato da Aturk. Ciò cambierà inesorabilmente il corso degli eventi e porterà a conflitti tribali per il possesso della terra e dell’erba sacra, capace di guarire qualsiasi malattia. “Paleolithic” di Stefania Nicolai è un libro ben scritto, dotato di una narrazione fluida e intrigante in quanto descrive in maniera esemplare le varie condizioni dell’animo umano che vanno dall’amicizia, all’amore (anche omosessuale), alle lotte di potere, alle prime alleanze politiche, ma anche alla volontà di emancipazione, come mostra Ariun, figlia di Barz e Naran (capo tribù dei Lenidi) che rifiuta di appartenere alla Tribù delle Donne Guerriere e di sottoporsi al loro cruento rito di iniziazione. Leggere Paleolithic è avere uno sguardo sul passato, permette di conoscere usi e costumi delle tribù dell’era paleolitica dove si combatte con le lance e ci si procura il cibo cacciando, si lavora l’ossidiana, ci si ubriaca con le bacche scure e tutti rispettano l’autorità del capo tribù e dello Sciamano. E, ancora, il romanzo permette di immergersi in questi scenari naturali siberiani incontaminati dove la tundra si alterna alle conifere, tra il mare e laghi spettacolari. Molteplici saranno i colpi di scena, con un finale che lascia  presagire l’intenzione di scrivere un sequel. Se è così, lo attendiamo con ansia. Altamente consigliato a chi ama la storia, e non vuole rinunciare ad una trama avvincente e ricca di colpi di scena. Fonte immagine: http://nonsololibritraisassi.blogspot.com/2018/10/presentazione-nella-capitale-del.html

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Silvio Valpreda e La minaccia del cambiamento (Recensione)

Il nuovo romanzo di Silvio Valpreda su un futuro distopico; illustrato da Andrea Bruno e pubblicato da Eris edizioni. Ecco la nostra recensione! La minaccia del cambiamento è il nuovo romanzo di Silvio Valpreda, pubblicato a settembre 2018 da Eris edizioni. Con la stessa casa editrice ha dato vita a Finzione infinita (2015), da cui ha ripreso la stessa idea di mondo distopico di matrice orwelliana. Per quest’opera ha deciso di collaborare con il fumettista e disegnatore siciliano Andrea Bruno, creando un testo particolare ed estremamente evocativo. La minaccia del cambiamento: la trama Crenn è un uomo adulto che vive in una società proiettata nel futuro. L’era è quella chiamata “della Stabilità”, dove tutto è controllato e normalizzato, mentre il cambiamento viene esclusivamente visto come una minaccia incombente sull’umanità. Non ha un lavoro o, meglio, vive di mansioni che gli vengono affidate da agenzie per la “sicurezza”: il suo compito è presidiare per tempi imprecisati immobili sfitti e disabitati fino alla loro vendita, per evitare che vengano occupati da abusivi. Spesso viene pagato in cibi precotti e in alloggio, qualche altra volta riesce a ottenere qualche extra, soprattutto se ingaggiato per le pulizie una volta venduto lo stabile. Tra un incarico e l’altro vive, come molti altri cittadini, per strada, rovistando tra la spazzatura e ben attento a non farsi prendere dalle autorità che non tollerano l’accattonaggio e le persone senza fissa dimora. Per pagare i vari servizi basta una “carta moneta” da avvicinare a dispositivi, macchinari e telefonini, per aprire porte serve l’autorizzazione che arriva direttamente a un chip sottocutaneo, per mangiare non si consumano mai materie prime ma solo scatolame. Le materie prime fresche sono per i ricchi e si vedono solo nei programmi televisivi. Le macchine private sono solo per i ricchi e l’unica fede esistente è quella della Chiesa della Preghiera e della Morale. Silvio Valpreda, un autore internazionale Valpreda ha vissuto in Italia, Messico e Germania, ottenendo durante la sua carriera premi e riconoscimenti. Probabilmente è questa sua ricchezza culturale che ha dato vita a un testo molto particolare, che spinge alla riflessione e all’analisi della società in cui siamo immersi. Già il titolo è di per sé esplicativo. In un luogo come il mondo immaginario e futuro rappresentato dall’autore scegliere di stravolgere la propria vita è impensabile. Lo hanno fatto nell’Era della Pre-Stabilità (ovvero la nostra epoca attuale, il ventunesimo secolo) e ciò ha portato solo a conseguenze nefaste. La società è tranquilla e deve rimanere tale e unita per “combattere” un nemico comune e alieno; che sia o meno un pericolo reale i cittadini non lo sanno ma ripongono estrema fiducia nelle imprese belliche e nel sostegno alla causa. Ma la popolazione di alieni non ne ha visto nemmeno uno così come non ha mai visto uno scontro, che sembra essere combattuto ben oltre la stratosfera. Integrità, fiducia e ordine sono le chiavi d’accesso per la società La parola chiave è quindi la fiducia, seguita dal pudore e dalla compostezza che risuona sempre […]

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L’artista della fuga di Brad Meltzer per Fazi Editore

“L’artista della fuga” (Fazi Editore, 2018) è il nuovo romanzo d’azione di Brad Meltzer, autore di thriller conosciuto in tutto il mondo, tradotto da Giuseppe Marano. La storia si apre con lo schianto di un aereo appartenente alle Forze Armate americane, che  porta alla morte di sette persone, tra cui il Direttore della Biblioteca del Congresso e il sergente Nola Brown, pittrice e artista di guerra. Tutte le vittime vengono trasportate in una base militare dell’aeronautica a Dover, dove lavora Jim Zigarowski, detto Zig, esperto medico legale. Ma a Zig qualcosa non torna: conosce Nola perché era compagna di studi della sua unica figlia, morta molti anni prima, e la ragazza sul tavolo dell’obitorio non è il sergente Brown. Inoltre, un biglietto trovato durante l’autopsia e indirizzato proprio a Nola, la invita a scappare, a “continuare a scappare”. Questo innesca nella mente di Zig una serie di interrogativi e il medico viene catapultato in un “gioco di prestigio” ai massimi livelli di potere, dove non poteva mancare Harry Houdini, che nel romanzo è solo un soprannome, ma che fu l’artista della fuga per eccellenza e tra la fine dell’Ottocento e inizi Novecento fu una leggenda tra i maghi e presunti tali. I personaggi In L’artista della Fuga di Brad Meltzer l’attenzione viene catalizzata in maniera irresistibile dai due protagonisti: Zig e Nola. Zig è un personaggio originale: un medico legale cinquantenne, che alleva api e coltiva amicizie che durano da una vita, segnato dalla perdita della figlia e di una moglie che, contrariamente a lui, si è rifatta una vita. Vive per il suo lavoro e si trova più a suo agio tra i cadaveri che tra gli esseri umani ma sente di avere anche una missione: cercare di ridare a volti e corpi deturpati sembianze decorose per un ultimo, dignitoso saluto e in questo sa di essere il migliore. Nola è un’eroina atipica che l’autore ci svela attraverso i ricordi della sua infanzia, piccoli flash back che illuminano l’intero racconto, toccando temi difficili quali l’adozione e l’assistenza sociale per i bambini orfani. Ma Nola, come Zig, ha un dono: la sua acuta capacità di osservazione l’ha resa capace, in occasione delle battaglie, di catturare con i suoi disegni dettagli che altri soldati non coglievano e questo le ha permesso di diventare artista di residenza, uno degli onori più prestigiosi dell’Esercito, consentendole di spostarsi ovunque in totale autonomia. Numerosi sono i personaggi vreati da Brad Meltzer, delineati in maniera dettagliata ed incisiva, ma Zig e Nola avanzano in penombra. Li si scopre pian piano, pagina dopo pagina, debolezza dopo debolezza e su questo aspetto Meltzer gioca, irretendo il lettore senza permettergli di staccare gli occhi dalla pagina. Originalità de L’artista della fuga di Brad Meltzer In L’artista della fuga due sono i tratti più accattivanti: l’abilità con cui l’autore ha saputo tessere un thriller ricco di suspence e di perizia narrativa, in cui si mescolano inganni e illusionismi, e l’ originalità del racconto. Questo romanzo ha infatti mille sfaccettature, a partire dal collegamento con Houdini, presenza potente […]

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La storia di Henry Esmond, il romanzo storico di William M. Thackeray

Apparso per la prima volta nel 1852, La storia di Henry Esmond è il romanzo storico dello scrittore inglese William M. Thackeray che ritorna nelle librerie nostrane nella ben curata pubblicazione tradotta a opera di Marinella Magrì per Fazi Editore. Ambientata in Inghilterra all’epoca del regno della Regina Anna la storia è scritta in forma di diario/memorie ed è presentata direttamente dal suo protagonista, Henry Esmond, un orfano che, dopo alcune iniziali vicissitudini, viene affidato alle cure del quarto Visconte di Castelwood Francis Esmond. Da quest’ultimo e dalla sua famiglia, composta dalla moglie Lady Castelwood e dai due figli Beatrix e Frank, è accolto calorosamente e trattato non più come un servitore ma come un loro pari. In effetti, è Henry a essere il vero erede di Castlewood ma, malgrado abbia fatto questa scoperta durante gli studi universitari a Cambridge per diventare prete, non rivelerà a nessuno quanto ciò di cui è venuto a conoscenza dal Visconte sul suo letto di morte. Allontanato dall’adorata Lady Castelwood, che lo reputa colpevole della morte del marito, il giovane decide di entrare nell’esercito prendendo parte alla Guerra di successione spagnola dalla quale tornerà ormai maturo, pronto a riconciliarsi con la famiglia e ancor più invaghito della cugina adolescente. Considerati i modi fin troppo civettuoli di quest’ultima, Henry riparte nuovamente per la guerra ritornando in patria solo nel 1708. Rinsaldati i rapporti con il vecchio amico Richard Steele, il quale lo introdurrà a Joseph Addison, Henry decide di dedicarsi alla scrittura fino a quando, insieme al cugino Frank, non abbraccerà una nuova causa politica che lo coinvolgerà in nuovi intrighi che ne cambieranno profondamente le convinzioni avute fino a quel momento. Disilluso in politica quanto in amore, al protagonista occorrerà un cambiamento radicale per dare una concreta svolta alla sua vita. La storia di Henry Esmond, un tipico esempio di romanzo vittoriano Accolto dalla critica di allora in maniera diseguale – per alcuni era un capolavoro mentre, per altri, un totale fiasco – l’opera di Thackeray è, in realtà, un’eccellente esempio di romanzo vittoriano – con tanto di dedica iniziale al politico e amico William Bingham Lord Ashburton – grazie all’attenta e precisa ricostruzione dei tempi e della società britannica dell’epoca. Come ne La fiera della vanità – il suo lavoro più conosciuto e riconosciuto – anche qui l’autore concentra le proprie attenzioni ed energie nella descrizione scrupolosa di eventi, personaggi e aneddoti che, indubbiamente, arricchiscono la narrazione. Tuttavia, se nel precedente romanzo l’interesse era stato rivolto al dipingere e schernire l’alta borghesia del tempo, in La storia di Henry Esmond il focus tematico è stato piuttosto concentrato sui complotti e le guerre verificatisi in quegli anni turbolenti – di grande aiuto, per non perdersi nessun particolare durante la lettura, sono le numerose note informative inserite nella traduzione italiana – sui quali Thackeray non si risparmia donando al pubblico uno scritto compiuto e molto interessante.  

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Ehi, un attimo della Ferrari Editore, l’esordio di Vanessa Scigliano

Classe 2003, Vanessa Scigliano è la giovanissima autrice del libro d’esordio Ehi, un attimo della Ferrari editore. Un teen romanzo che racconta le inquietudini, le sofferenze, ma anche le gioie leggere tipiche dell’età adolescenziale, durante la quale molte delle scelte che si fanno sono inconsapevoli e impulsive. Ehi, un attimo di Vanessa Scigliano racconta della voglia di cogliere il momento che fugge Ehi, un attimo è la storia di Anna, una ragazza di 16 anni che vive con la madre e col fratello a Trani, una piccolissima città della Puglia. Le sue giornate si svolgono in maniera “normale”, apparentemente monotone, eppure c’è un avvenimento appartenente al suo passato che non smette di tormentarla: quando era molto piccola, suo padre è scomparso a seguito di un incidente d’auto che lo aveva coinvolto. Quello che Anna non sa è che dietro questa tragedia si cela un terribile segreto. Sarà l’audacia della ragazza a spingerla a svelare gli intrighi, con risvolti nella storia assolutamente inaspettati. Il mix per il ‘tipico’ romanzo adolescenziale c’è nelle prime insicurezze in amore, nel rapporto conflittuale con la madre, nella difficoltà ad aprirsi fino in fondo con altre amiche e nella conseguente solitudine, assordante e rassicurante allo stesso tempo. Attraverso una tecnica narrativa in prima persona, Anna ci catapulta nel suo mondo fatto di musica pop, di libri e di sogni. Noi siamo gli spettatori muti di questo diario contenitore di emozioni oscillanti, talvolta agli antipodi. Anna vorrebbe fare la giornalista, ma i suoi sogni sono contrastati dalla madre che vorrebbe vederla invece in politica. È impossibile non rispecchiarsi per almeno una frazione di secondo nell’adolescente che tutti noi siamo stati, impossibile non ricordarsi di quali tormenti ci si nutre quando si è in quella fase particolarmente delicata della vita. Eppure il messaggio fondamentale è positivo, spinge chi legge a osare, a non perdere la speranza e a comprendere che tutto ciò che si vive ha un senso ed è indispensabile nella crescita personale. Il perno è dunque Anna e solo Anna, e tutta la storia ruota intorno a lei: le sue insicurezze e fragilità si mescolano con la sua intraprendenza. Le emotività della giovanissima scrittrice sono anche le emotività della protagonista, sul fondo rimane sempre la propensione alla positività tipica delle giovani menti. A dispetto di ciò che frequentemente si pensa, anche tra adolescenti – e Vanessa Scigliano ne è la riprova – ci sono ambizioni letterarie; scovarle è sempre un piacere, nonostante la strada per diventare veri e propri scrittori sia lunga e talvolta travagliata. Puoi acquistare il libro di Vanessa Scigliano qui:

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Contro il “self help” di Svend Brinkmann | Raffaello Cortina editore

Come resistere alla mania di migliorarsi al giorno d’oggi, nel mondo dell’accelerazione, dove si guarda solo al progresso e si privilegia la mobilità piuttosto che la stabilità? Come placare la nostra sete ossessiva di fare sempre meglio e di non essere mai soddisfatti di noi stessi? Prova a spiegarlo lo svedese Svend Brinkmann, professore di psicologia, nel suo nuovo interessante libro, che egli stesso chiama “anti-autoaiuto”, Contro il self help edito dalla Raffaello Cortina. La mania di migliorarsi è una condizione predominante nella società odierna: esigere sempre di più da se stessi senza mai essere soddisfatti, che sia al lavoro o nei rapporti interpersonali. Un po’ come quando si riesce a raggiungere i propri desideri: se si avvera un sogno nel cassetto ci sarà sempre qualcos’altro più in là da rincorrere, ci sarà sempre qualcos’altro a cui aspirare senza sosta. Ecco perché l’essere umano è alla continua ricerca di qualcosa, all’infuori, ma soprattutto all’interno, di se stessi. Ecco perché, sottolinea Brinkmann più volte, sono stati scritti una marea di testi di autoaiuto e la professione di life-coaching è sempre più dilagante. Nel suo “anti manuale” di autoaiuto costruito ad hoc Contro il self help, edito in Italia dalla Raffaello Cortina, l’autore rivela tante debolezze dell’uomo, quanto una costante negatività con cui dovremo rapportarci e che paradossalmente evitiamo, piuttosto che ripeterci ossessivamente di “pensare positivo”, “niente è impossibile” o frasi del tipo “la felicità inizia da noi stessi”; insomma piuttosto che seguire con costanza tutti i motti e gli slogan motivazionali che riempiono la testa e gli scaffali in libreria. Come sopravvivere allora alla mania di migliorarsi? Cosa fare? Svend Brinkmann ce lo spiega in sette “passaggi”, che ovviamente si pongono in antitesi con i classici consigli del self-help. Smetti di guardarti l’ombelico Smettila di autoanalizzarti e inizia a guardare all’infuori di te. Questo è il fondamento sul quale Brinkmann si sofferma maggiormente, stravolgendo – probabilmente ponendosi volutamente agli estremi – ciò che sta alla base non solo della psicologia moderna ma anche di quella che viene chiamata mindfulness: che è in poche parole il passaggio da uno stato di sofferenza a quello di benessere, passando per una approfondita, quanto profonda, conoscenza di se stessi. L’eccesso di autoanalisi inoltre, sottolinea il professor Svend Brinkmann , potrebbe portare paradossalmente a… non trovare un bel niente: “se, come continuano a dirci, il significato della vita va cercato dentro di noi, non trovarci nulla rende inutile l’intera operazione. Passando un tempo interminabile a contemplare il tuo ombelico, rischi alla fine di restare deluso”. Concentrati sul negativo Anche da una situazione sgradevole o che ci ha provocato dolore, possiamo ricavarne il meglio. Non c’è, afferma l’autore, una certezza di guarigione nello slogan per eccellenza dei life coach: pensa positivo. Proprio a questo punto del libro si percepisce il pensiero sul quale il professore si è soffermato maggiormente, provando a considerare l’idea di una filosofia che potrebbe, dopo migliaia di anni, ancora essere a buona ragione alla base dell’esistenza odierna, ossia la filosofia stoica. Il famoso […]

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Come ti calpesto il cuore, il nuovo romanzo di Francesco Rago

Come ti calpesto il cuore è il titolo del nuovo e quinto romanzo di Francesco Rago, edito da Ferrari editore. Anche questo, al pari degli altri, è un romanzo di formazione e questa volta la parola chiave è “responsabilità”. È questa una storia che vuole suggerirci alcune “istruzioni capaci di non farci calpestare il cuore”… Ma il nostro o quello degli altri? Un altro romanzo realistico firmato Francesco Rago La storia di Come ti calpesto il cuore percorre due esistenze, quella di Giulia e quella di Alberto; lei, sentenziosa e fin troppo scrupolosa, da buona sorella maggiore “rincorre” letteralmente il fratello, un menefreghista irresponsabile, che finisce a Monaco pur di sfuggire ai suoi doveri di adulto (un dovere meraviglioso, ma che fa paura ). Alla fine del racconto i ruoli si ribalteranno in quello che è un lieto fine forse prevedibile eppure ironico, come l’intero romanzo. L’intreccio si scioglie tra vicende di vita quotidiana e sebbene il loro risvolto si indovini con facilità fin dal loro apparire, l’audacia di Giulia e il fare immaturo di Alberto ci fanno sorridere. Come ti calpesto il cuore di Francesco Rago è un romanzo coinvolgente perché realistico: immedesimarsi è un fatto naturale. Ma se il motore della macchina narrativa non può essere la suspense, lo sono invece i dialoghi incalzanti. È proprio nei dialoghi che i personaggi secondari adempiono a quello che si percepisce essere il loro “scopo” nel romanzo:  un continuo sottolineare, rimarcare, rivelare e rinfacciare i difetti di Giulia e Alberto. Come ti calpesto il cuore: il peso della responsbilità Una vita ordinaria, forse fin troppo, quella di Giulia a cui è dedicata la prima parte del libro: il peso della responsabilità che grava su di lei è quello dell’aspettazione. Tutti ( soprattutto Erica, la fidanzata di Alberto, la quale serba una dolce sorpresa ) si aspettando qualcosa da lei, che troppo spesso dimentica se stessa.  L’opposto di Alberto a cui è invece dedicata la seconda parte. Qui, dalla terza persona, si passa alla prima: è Alberto a raccontare, commentare, parlare di sé. Un eterno Peter Pan che attira un po’ tutti, quello che sa come divertirsi, quello che “ L’unica cosa che mi importa in questo momento è godermi la vita, essere me stesso, fare quello che mi va. Punto.”  insomma … un imbecille, in più senza lavoro, senza alcun progetto per il futuro, che non riesce a badare a se stesso, ma che finisce ubriaco all’Oktoberfest. Con naturalezza e ironia, questo romanzo affronta un tema importante che è quello della responsabilità e su di essa ci induce a una duplice riflessione. Quello che ci chiediamo, pensando a Giulia, è quanto vale essere responsabili, apprensivi e premurosi – fino ad essere definiti pedanti – se il risultato è adempiere a incarichi superflui che non badano alla nostra felicità. Qualche volta è necessario calpestare il cuore degli altri per scansare il proprio. A calpestare un cuore, Alberto comprende che responsabile non è sinonimo di spacciato. E per fortuna agli errori si può sempre […]

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La meccanica dei sentimenti di Frank Iodice (Recensione)

Frank Iodice torna ad incantarci con La meccanica dei sentimenti, romanzo pubblicato lo scorso agosto ed edito da Eretica edizioni. Il titolo del libro ci anticipa tutto e niente: Giovanni Marealto, detto Gio, è un ex medico italiano che decide di dedicarsi allo studio dei sentimenti umani e a come questi siano “prodotti” da ognuno di noi. In realtà gli interrogativi sono molteplici e ci vengono posti nel corso dell’intero romanzo, che appare come una lunga riflessione sulla società (definita, nel libro, “L’ingranaggio”) e il modo in cui l’individuo si pone ad essa. La storia è ambientata in una Parigi cupa e degradata, lontanissima dalla città dell’amore e dall’atmosfera fiabesca che siamo abituati ad immaginare. Ogni pagina de La meccanica dei sentimenti tiene il lettore a stretto contatto con le sensazioni dei personaggi, ponendo l’accento soprattutto sugli istinti più carnali e naturali: Marealto è costantemente guidato dall’impulso sessuale e lo descrive nei dettagli cogliendone pienamente l’erotismo e la passionalità. La meccanica dei sentimenti e l’insoddisfazione perenne secondo Frank Iodice Influenzato dall’infanzia difficile dovuta alla prostituzione della madre, è un personaggio sfuggente e difficile da inquadrare a causa delle sue mille sfaccettature. Tutto ciò che percepiamo di lui è un onesto cinismo, un egoismo intrinseco alla sua personalità, che lo rende singolare ma mai antipatico al lettore. Per l’intero romanzo si cerca di interpretarlo, ma in realtà ciò che è possibile decifrare dalle sue azioni e riflessioni è solo un costante sentimento di insoddisfazione, che nel suo caso viene temporaneamente appagato condividendo il letto con una donna. Non sempre la stessa, però, come a voler costantemente rinnovare i sentimenti da cui trae sostentamento ed energia. Gio Marealto vive per le donne, presta attenzione ai loro corpi e ai loro gesti, le studia e comprende perfettamente. Le figure femminili hanno, infatti, una notevole importanza nel romanzo e presentano personalità molto complesse, risultando al contempo misteriose ed ipnotiche. Gio si è stabilito a Parigi con Eda, moglie che lui non avrà mai il coraggio di definire tale e che tradirà assiduamente con le due amanti e, in qualche caso, confidenti: Galatea e Resi. La prima, ricercatrice appassionata di minerali con un matrimonio fallito alle spalle; la seconda, ex infermiera italiana con problemi con la legge, finita a ballare e prostituirsi in uno strip club francese. Le loro storie ci vengono svelate piano piano, senza mai concedere al lettore di sapere troppo e troppo presto. Anche le donne, seguendo l’atmosfera e l’impostazione del libro, tendono a cercare una soddisfazione precaria e a fuggire da una vita che va avanti in modo meccanico, come trascinandole per inerzia. Soprattutto nel caso di Galatea percepiamo il desiderio, o anzi quasi la necessità, di avere un figlio. La maternità in realtà è un tema ricorrente nell’intero romanzo e viene innalzata a forma di amore più puro e sincero verso il mondo, unico e raro miracolo che possa ristabilire in qualche modo un ordine nel caos incontrollabile della vita di ognuno di noi. Da qui il finale, che seppur non […]

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