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Eroica Fenice

“Celia” di Alessandra Cutolo in scena alla Sala Assoli

Celia di Alessandra Cutolo, con Silvia Gallerano, Carmine Paternoster e Marcello Fonte è in scena alla Sala Assoli dal 14 al 18 ottobre.

Celia è incontro, il momentaneo trovarsi di due storie diverse e parallele.
Una combinazione artistica: la messa in scena di Murphy, romanzo della metà degli anni 30 di un giovane Samuel Beckett, e la voce di Aisha, donna di mezz’età senegalese, la quale mantiene i suoi cinque figli in Africa prostituendosi per le strade di Roma.
La lettere e la parola si incrociano per dialogare tra di loro, mostrando al pubblico la parte più vera e umana di un possibile romantico amore. Poiché, al di là del momentaneo idillio, v’è lo scontro col quotidiano e le sue regole.

Celia e l’amore secondo Alessandra Cutolo

Amare qualcuno non è così difficile, soprattutto quando non sappiamo chi esso sia.
Possiamo tranquillamente lasciarci intrigare dall’immagine riflessa nelle nostre pupille, plasmata sulle nostre idee e sensazioni, e farci ammaliare in maniera autonoma dai pregi da noi selezionati e/o inventati.
Questo è, probabilmente, il periodo migliore della relazione, incredibilmente bello e carico di giornaliere meraviglie. Poi arriva la verità.
Lo scontro fisico e mentale col reale, con l’essere umano a cui abbiamo deciso di mostrare la nostra nudità senza chiedergli se era del tutto d’accordo.
Poiché quando i vestiti cadono per terra e vengono spazzati via col calcio, rimaniamo solo noi stessi e non possiamo fare a meno di chiederci se negli occhi altrui siamo ciò che pensavamo di essere.
Celia di Alessandra Cutolo prova a portare in scena il confine tra la gioia e il dolore, quando si smette di essere una coppia di innamorati e si diventa amatori, amatori di ciò che l’altro è.
Parafrasando un Beckett letterario degli albori, gli attori accompagnano i propri dialoghi con un altro proveniente dall’alto, voce d’origine di tutto ciò che ci viene mostrato.
Sono buone le performance degli interpreti, con particolare attenzione a quella di Marcello Conte, il cui merito è di essere in perenne movimento sul palco stando perfettamente fermo.
Ancor di più se notiamo quanto il muoversi sia un po’ la chiave di tutta l’opera, con Celia in continuo, convulso e frammentario alternarsi tra due vite, due uomini e due possibili realtà.
La strada e la casa, l’amore e la solitudine, il sinistro conforto di un lavoro certo e il tenero desiderio di un diverso domani.
Nel volere tutto questo, nel provare ad averlo, “Celia” di Alessandra Cutolo dimentica la più grande amica e nemica dell’uomo: la fortuna.
Nonostante tutti i nostri possibili sforzi e le nostre capacità strategiche, il caso e le probabilità giocano una parte notevole nella partita e persino il più grande dei fuochi, può rivelarsi solo fumo.