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Eroica Fenice

contratto

Il contratto, De Filippo e Pino Carbone al Piccolo Bellini

Il contratto, commedia in tre atti di Eduardo De Filippo diretta da Pino Carbone, inaugura dal 23 ottobre al 1° novembre l’inizio della stagione teatrale 2015/2016 del Piccolo Bellini di Napoli.

Pino Carbone rilegge De Filippo 

Il contratto, scritto nel 1967, narra la storia di Geronta Sebezio (Claudio Di Palma), discendente di un’aristocratica famiglia, vittima di un’ingustizia da parte dei suoi fratelli maggiori, che lo hanno escluso dall’eredità paterna. Nonostante il trattamento subito, Geronta non ha mai smesso di esercitare generosità e amore per l’umanità. L’altruismo e il disinteresse che caratterizzano da subito Geronta illudono lo spettatore fino all’ultimo atto attraverso l’inganno del contratto, un documento che l’impostore fa firmare a coloro i quali, avendo amato familiari e parenti in vita, sono meritevoli di una seconda occasione dopo la morte. L’adattamento della pièce concepisce gli atti come una trilogia di episodi autonomi, differenziati anche dall’utilizzo dei colori di scena; ognuno di questi episodi è caratterizzato da un differente campo di indagine, che pone l’uomo al centro della questione, rendendolo motore dell’intera vicenda.

Primo atto: l’indagine sull’individuo

Il contratto comincia presentando Geronta e il suo dipendente Isidoro Esposito (Carmine Paternoster), un orfano allevato dalla famiglia Sebezio. Su Geronta si diffonde la notizia della sua capacità di resuscitare i morti. Proprio Isidoro ne è la prova vivente: morto improvvisamente, Geronta riesce a riportarlo in vita, ma quella che viene vista come una resurrezione miracolosa è interpretata dall’uomo come l’estrema conseguenza del suo grande e disinteressato amore verso Isidoro, unito a quello dei suoi amici, una “catena d’amore” che gli ha donato una seconda vita. Da qui scaturisce l’interesse dei giornalisti, che, vestiti di nero, accerchiano Geronta e lo intervistano circa la singolarità di questo episodio. L’atmosfera cupa e buia riflette la solitudine di Geronta per l’immoralità del suo inganno, che tuttavia riesce a gestire con naturalezza, elevandosi a figura divina capace di riportare in vita.

Secondo atto: l’indagine sugli affetti 

Il meccanismo della truffa è presentato al pubblico grazie alla vicenda che si svolge in seguito alla morte di Gaetano Trocina, un uomo dedito ad una vita dissoluta e lontana dagli affetti familiari, almeno sino al giorno della firma del contratto, secondo il quale Geronta si impegnerà a riportare l’uomo in vita in caso di morte, ma solo se Gaetano dedicherà il resto della sua vita alla famiglia e alla preghiera, lontano da qualsiasi tipo di vizio o forma di egoismo, se non quella di continuare a vivere dopo la morte.
Il cadavere di Gaetano è trattato come un qualsiasi bene materiale che viene prima utilizzato dall’avida famiglia come tavolo su cui mangiare, e poi fatto a pezzi dall’Ufficiale sanitario per constatarne l’effettiva morte. Gli abiti di scena stavolta sono bianchi, testimonianza del finto pallore e della finta innocenza di una famiglia apparentemente distrutta dal dolore. La morte di Gaetano farà scattare il meccanismo di successione che si svilupperà nel terzo atto, quando lo spettatore scoprirà il sottile inganno di Geronta.

Terzo atto: l’indagine sulla società

Il contratto giunge al suo ultimo atto, che vede di nuovo Geronta al centro di un cerchio rotante contenente alcuni elementi della società che, in abiti e maschere variopinti, intrecciano legami d’affari con l’impostore. La “catena” dell’ultimo atto è tutto fuorché una “catena d’amore”; l’ipocrisia dei personaggi si ricongiungerà all’ipocrisia di Geronta.

Punto di arrivo de Il contratto di  Pino Carbone è la consapevolezza che l’individuo ha paura della morte, ma non teme di vivere senza amore; l’individuo antepone il benessere materiale alle relazioni con gli altri. In questo gioco di maschere colorate, Geronta incarna un dio che offre una seconda vita, ricevendo in cambio solo la promessa della redenzione dell’individuo, a cui sarà concesso firmare il contratto solo a patto di accerchiarsi dalla “catena d’amore”, parenti e amici che lo compiangano in morte ma che, anteponendo essi stessi il proprio benessere materiale, creino aspre dispute sui beni lasciati dal defunto. L’immagine positiva di Geronta sarebbe portatrice di un messaggio positivo per l’umanità, se solo non costituisse egli stesso il motore di un inganno, il minimo comune denominatore di una menzogna perpetrata da una singola famiglia a una società intera.