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Eroica Fenice

"Edipo Re: oltre la fine la città nuova", lo spettacolo-dialogo al festival MANN

“Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, lo spettacolo-dialogo al festival MANN

In occasione del festival MANN al Museo Archeologico Nazionale è andato in scena, nella sala Teatro, “Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, un dialogo-conferenza-spettacolo nato dalla collaborazione tra l’autrice-attrice Lucilla Giagnoni, la storica-grecista Fiammetta Fazio e i musicisti Luca Nulchis ed Egidiana Carta.

11/09/2001: una data scolpita a caratteri indelebili nelle nostre memorie, un giorno in cui tutto il mondo è stato spettatore in diretta di una tragedia che ha puntato i riflettori su New York, città simbolo dell’inattaccabile nel momento della sua Apocalisse, che diventa palcoscenico di un disastro destinato a cambiare irrimediabilmente la politica internazionale. È a partire da questo doloroso evento che l’autrice trae ispirazione per questo dialogo che inizia dalla parola “Fine” per poi intraprendere un percorso di risalita: Devi reagire, trovare parole di bellezza per uscire dall’inferno è il pensiero vitale che scaturisce di fronte ad una tale barbarie, spingendo ad una profonda ricerca di verità che permette di scostare il velo di tutto ciò che è occulto, rivelando l’“Oltre”, altra parola chiave, che indica cieli nuovi e terre nuove da esplorare per trovare risposte. Nasce così una riflessione su cos’è la Responsabilità, cos’è la Politica, cos’è la Città e il Saper Vedere oltre la Fine.

Città e Teatro, un binomio indissolubile nell’Edipo Re

“Polis” in greco non indica solo la città-stato, ma anche il modello politico tipico dell’antica Grecia, un “luogo dell’azione” caratterizzato dalla partecipazione attiva dei cittadini liberi alla vita politica. “Théatron”, invece, deriva dal greco “théaomai”, “vedere”, ed è il luogo della contemplazione che costituisce uno spazio straordinario, letteralmente “che esce dall’ordinario”, proiettando lo spettatore in un “altrove” che, il più delle volte, non è poi così distante dal reale. La tragedia dell’Edipo Re di Sofocle, ambientata nell’Atene del V sec. a.C., porta in scena il dissidio interiore di un uomo che inconsapevolmente diventa assassino del padre Laio e sposo incestuoso della madre Giocasta, facendo avverare la profezia dell’Oracolo di Delfi e gettando una maledizione sulla città di Tebe, che viene afflitta dalla peste. Edipo allora interroga il cieco Tiresia, affinché riveli l’assassino di Laio e liberi la città dalla terribile piaga: l’indovino inizialmente si rifiuta, ma poi accusa lo stesso Edipo di essere l’autore dell’omicidio e dunque la causa di tutti i mali che affliggono il suo regno. Questa rivelazione innesca un meccanismo di autodistruzione che porta Giocasta al suicidio ed Edipo ad accecarsi, scegliendo di lasciare lo spazio politico per consentire alla città di rigenerarsi oltre la fine.

Tutti i personaggi sono interpretati dalla Giagnoni che, con notevole maestria, si immedesima in ognuno di essi, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo partecipe del loro dramma. Particolarmente ricca di pathos è l’impersonificazione di Edipo (“Oidípus”, “dai piedi gonfi”), tiranno dispotico e, nello stesso tempo, benefattore della sua città, il quale vuole conoscere il perché della peste ma non riesce ad accettare la verità, rifiutando le parole altrui che mettono in discussione le sue certezze. Il suo problema è quello di non vedere i legami tra passato e futuro, ed in questo è più cieco di Tiresia, perché interroga ma non ascolta ed è dunque simbolo di una politica autoreferenziale. La tragedia di Sofocle, a distanza di 25 secoli, è uno dei più riusciti ed avvincenti thriller della storia della letteratura, risultando ancora attuale grazie ai collegamenti tra la politica greca e quella di oggi, tra una città antica (Tebe) e una moderna (New York), entrambe teatro di avvenimenti nefasti, di fronte ai quali i cittadini sono rimasti inermi a guardare, come spettatori che assistono ad una rappresentazione scenica.

Le parole recitate sono accompagnate dall’esaustivo ed interessante commento della Prof. Fazio e da due musicisti straordinari che, con armonium indiano, pianoforte, canto e flauto, danno enfasi alla rappresentazione scenica realizzando una musica fortemente evocativa e viscerale che conduce lo spettatore in uno spazio senza tempo.