Fotofinish, Antonio Rezza al Bellini | Recensione

Fotofinish

Mercoledì, 2 aprile, è andato in scena, al Teatro Bellini di Napoli, Fotofinish scritto da Flavia Mastrella e Antonio Rezza  e magistralmente interpretato da Antonio Rezza e Manolo Muoio.

Su una scenografia dai tratti surreali, tra sfere bianche e totem, si apre il sipario, mentre in platea il pubblico spalanca occhi e orecchie, pronto a essere risvegliato, turbato, divertito, perché l’arte di Rezza è questo, tutto questo. 

Fotofinish: un uomo intento a fotografare, a farsi fotografare alla ricerca dell’attimo, del dettaglio perfetto. Un uomo che parla a folle inesistenti, che millanta di ospedali roteanti abitati da degenti, medici e suore, tutti affaccendati in maratone in cui la fede vince sulla medicina. Un uomo che è tutto il contrario di tutto, un uomo che si fa donna, che torna ad essere uomo in un delirante e continuo scattarsi fotografie. Incredibile performer Antonio Rezza che immortala e scompone la realtà, che si mette a nudo, che mette a nudo la solitudine e l’inconsistenza del presente.

Fotofinish è uno spettacolo portato in scena per la prima volta poco più di vent’anni fa e, tuttavia, è ancora tanto attuale. L’istrionico Rezza, affiancato da Armando, rompendo la quarta parete, coinvolge il pubblico nello svelamento delle contraddizioni e crepe della società, dalla sanità ai mutui, dal consumismo alla solitudine esistenziale. Lo vediamo  in pantaloncini e stivali bianchi, correre, saltare, roteare, alle prese con dei totem, architetture sceniche di stoffa e metallo che rendono, con la loro semplicità, il tutto ancora più bizzarro, ancora più tremendamente vero. Parole che spiazzano, che spazzano via ogni forma di ipocrisia che domina il nostro bel paese. 

In un susseguirsi di gag, il pubblico, da spettatore, diventa, volente o nolente, parte attiva dello spettacolo, complice di una narrazione apparentemente non-sense con cui l’autore, in uno sfogo delirante ed esilarante, denuncia le costrizioni a cui ognuno di noi si sottopone ed è sottoposto nella pirandelliana gabbia della vita, della società moderna. 

Fotofinish regala cento minuti difficili da ricostruire, da narrare. Cento minuti di quell’arte meravigliosamente dissacrante, prepotente che sfugge spesso alla comprensione, ma in fondo non è questo il modo migliore di scuotere le menti sempre più spesso assopite da  ipocrite verità preconfezionate? Un’arte che potrebbe anche far storcere il naso ad alcuni, ma il teatro è e deve essere soprattutto questo. Portavoce di rivelazioni scomode, proibite, catalizzatore di dubbi e riflessioni che per le fiabe c’è sempre tempo. 

Fotofinish sarà in scena fino a domenica, 6 aprile, quindi, se non siete ancora riusciti a vederlo, andateci. Spettacolo assolutamente consigliato!

Fotofinish
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza
e con Manolo Muoio

(mai) scritto da Antonio Rezza
allestimento Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli
luci e tecnica Alice Mollica
organizzazione Tamara Viola Stefania Saltarelli
macchinista Eughenij Razzeca

produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Antonio Rezza Flavia Mastrella Leoni d’oro alla carriera La Biennale di Venezia 2018

durata spettacolo: 100 minuti

Fonte immagine in evidenza: Teatro Bellini 

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A proposito di Rossella Capuano

Amante della lettura, scrittura e di tutto ciò che ha a che fare con le parole, è laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico. Insegna materie letterarie. Nel tempo libero si diletta assecondando le sue passioni: fotografia, musica, cinema, teatro, viaggio. Con la valigia sempre pronta, si definisce “un occhio attento” con cui osserva criticamente la realtà che la circonda.

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