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Eroica Fenice

Confessore al Teatro Rostocco

Il Confessore di Giovanni Meola al Teatro Rostocco

Il Confessore di Giovanni Meola è in scena al Teatro Rostocco di Acerra (Na) fino al 15 marzo. Un lavoro teatrale che ha suggellato la collaborazione tra due compagnie indipendenti: Virus Teatrali e Prima Quinta.

Il Confessore, nelle vesti del bravissimo Aldo Rapè, riesce a dare sfogo ai suoi pensieri più intimi, alla storia che non ha mai raccontato e che adesso sente necessario “cuntare” per cercare di assolvere, per una volta, sè stesso.

Apre e richiude una serie di cassetti, li benedice e recita in modo ossesso “Amore, Speranza e Carità”, quasi fossero cassetti dell’anima, quelle anime che troppe volte aveva perdonato “senza mai giudicare” perché a far quello son bravi tutti. L’interlocutore immaginario-giornalista lo informa della morte del boss e da lì parte l’interessante riflessione del Confessore.

Al Teatro Rostocco è tempo di confessioni 

Il Confessore-ragazzino che gioca a pallone sul sagrato della Chiesa che aveva un occhio “ammarrato” quasi a fargli l’occhiolino; un giovane che decide la strada da intraprendere, quella dei voti, come unica soluzione per ristabilire il degrado che lo circonda, quello di un piccolo paesino siciliano; un adulto sinceramente convinto che grazie a quella “veste ‘a femmena” può essere utile per salvare anime, vite, gli uomini della sua terra. Le parole sono la sola arma che ha a disposizione. E saranno parole crude, amare, quasi invettive, taglienti, sferzanti quelle usate nelle sue omelie. Parole che cercano di farsi spazio nell’animo degli ascoltatori con l’intento di squarciare il velo di omertà che attanaglia la società della mala-vita e del mal-affare. Parole che cercano uno spiraglio in quelle anime sporche di omicidi, rapine, pizzini, tangenti. Ma la maggior parte delle volte gli uomini “che contano” preferiscono uscire spazientiti a fumare durante il blaterare, e le donne, seppur spaventate per un attimo, pensano ai “piccioli” e tutto continua a tacere. Nessun pentimento nemmeno per loro.

È così che l’invettiva si fa più forte e dura ma ugualmente cade inascoltata. Ed è proprio così, inascoltato, che il Confessore è serrato dal dubbio nel confessionale: “Vogliono il perdono ed io aspetto sempre prima dell’assoluzione“. Aspetta. Assolve con la consapevolezza che non ci sarà conversione morale, anzi, dopo l’aggressione che subirà, quegli stessi aggressori entreranno in confessionale proprio con l’intento di sbeffeggiarlo.

Il boss muore e il Confessore perde qualsiasi speranza. Aveva intravisto in lui un barlume di pentimento, una sottile volontà di cambiare vita. Una vita che era stata stroncata insieme alla speranza del prete. L’unica risposta che trova è la serrata della Chiesa come atto estremo di un uomo che, non più Confessore, vuole inviare un messaggio forte alla comunità ma viene redarguito dai suoi stessi superiori. Una nuova minaccia. La paura umana e limitante si impossessa anche di lui. Ormai, sono morti tutti, che si tratti di morte morale o vera: il boss, i ragazzini sul sagrato, lo stesso Confessore che avrebbe potuto opporsi in modo ancor più fervido se la sua natura di uomo non si fosse impadronita del suo ragionare.

I prossimi appuntamenti dopo quello al Teatro Rostocco saranno:

20 Marzo 2015 / IL CONFESSORE / Teatro della Caduta -Torino

21 Marzo 2015 / IL CONFESSORE / Cesano Boscone (MI)

22 Marzo 2015 / IL CONFESSORE / Trezzano sul Naviglio (MI)

Jundra Elce

-Il Confessore-