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Eroica Fenice

"Morte di Danton", lo spettacolo di Martone che porta in scena la Rivoluzione francese

“Morte di Danton”, lo spettacolo di Martone che porta in scena la Rivoluzione francese

Allons enfants de la Patrie

Le jour de gloire est arrivé!

Contre nous de la tyrannie,

L’étendard sanglant est levé.

Lo spirito della Rivoluzione francese rivive in Morte di Danton, lo spettacolo del regista Mario Martone in scena al Teatro Politeama dal 26 aprile al 7 maggio. Il testo originale risale al 1835 ed è stato scritto da Georg Büchner, all’epoca appena ventunenne, il quale descrisse con grande finezza psicologica l’atmosfera degli ultimi giorni del Terrore e la caduta di Danton nel 1794. Tra i ventinove attori in scena spiccano Giuseppe Battiston nel ruolo di Danton e Paolo Pierobon nei panni di Robespierre, che interpretano magistralmente i due protagonisti della Rivoluzione: il primo, tollerante e liberale, stempera i caratteri più accesi ed estremi dell’azione rivoluzionaria, mentre il secondo, stoico ed irreprensibile, sostiene la linea giacobina, più intransigente e fanatica.

Danton e Robespierre, due marionette in balia della Rivoluzione

Danton è un santo morto che gode dei piaceri mondani nonostante la consapevolezza di una fine ormai vicina e con la sua stazza possente getta ombra sulla figura di Robespierre, che ha paura di essere oscurato dall’avversario. Ma l’artefice del Regime del Terrore, Messia che sacrifica e non viene sacrificato, avrà la meglio grazie alla sua fredda lucidità che lo spinge a perseguire i suoi obiettivi con determinazione.

Martone porta sulla scena due personaggi apparentemente forti che nascondono profonde debolezze e che agiscono come marionette i cui fili sono tirati da mani sconosciute in balia di avvenimenti più grandi di loro, che li spingono a muoversi come sonnambuli in una dimensione a tratti onirica.

Morte di Danton e il popolo, protagonista della Rivoluzione contro la tirannide

L’arma della Repubblica è il terrore, la forza della Repubblica è la virtù. Il governo della rivoluzione è il dispotismo della libertà contro la tirannide! 

Furore, toni accesi e veementi, violenza e sangue sconvolgono Parigi, agitando gli animi del popolo, a lungo vittima di soprusi e privazioni, contro i privilegi della classe aristocratica filomonarchica. Il popolo ha un ruolo centrale nella rappresentazione ed irrompe spesso nella scena e tra il pubblico, facendo venir meno la quarta parete, “muro” immaginario attraverso il quale gli spettatori osservano l’azione in corso di svolgimento. Tra una scena e l’altra si frappongono i drappeggi dei tendaggi rossi che con le loro oscillazioni creano un effetto visivo di forte impatto.

Degni di nota i costumi di Ursula Patzak e l’intero impianto scenografico, curato in ogni dettaglio per ricreare i luoghi in cui si svolsero i principali avvenimenti di quegli anni (la sala delle riunioni del Comitato di Salute Pubblica, l’aula del Tribunale rivoluzionario, la prigione, il patibolo).

Il secondo atto è incentrato sull’arresto di Danton da parte dei giacobini e sul suo tentativo di difendersi in nome degli ideali in cui credeva, ma senza risultato. La sua testa viene tagliata da una ghigliottina che rintocca come una campana, dando l’impressione che il tempo scorra senza ostacoli, lasciando che tutto rimanga com’è e ponendo fine ai suoi jours de gloire.