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Eroica Fenice

Orchidee Pippo Delbono

Orchidee di Pippo Delbono al Teatro Bellini

Orchidee, l’ultimo lavoro di Pippo Delbono, sbarca finalmente a Napoli. Il regista e attore mette in scena uno spettacolo che ha al centro il tema universale dell’Amore.

A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.Jack Kerouac.

Introspezione. Ricordi. Sguardo sincero nel vuoto abissale della realtà. Questi gli elementi che la voce di Pippo Delbono, pregna di delirio, carisma e dolore, trasmette in Orchidee, spettacolo in scena al Teatro Bellini fino al 29 Marzo. Il rapporto con la madre, recentemente scomparsa, è il fil rouge che lega ogni frammento di cui si compone questa piéce anomala che ha la sembianze di un mosaico impressionistico.

Impressionistico ma soprattutto presbite perché costruito sull’idea che un distacco netto dalla società odierna sia l’unico efficace mezzo per coglierne al meglio i paradossi. E così, le parole e gli aforismi della grande letteratura -da Shakespeare a Cechov- diventano corpo e sangue di una rivoluzione necessaria. La parola è, invece, quasi totalmente negata agli attori che possono solo fare da eco, quasi dei semplici soprammobili agenti sulla scena. A loro l’arduo compito di raccontare senza dire. Narrare col solo playback.

Ed è proprio la danza, che accompagna lo spettacolo a più riprese, l’anello forte della catena. Essa è vista, infatti, come un cerimoniale di liberazione, come àncora di salvezza nel mar Morto dei sensi. E anche il regista, più volte, si alza dalla sua postazione in fondo alla sala per partecipare alla purificazione, passando dal ruolo di commentatore a quello di protagonista sulla scena.

Lui, malato di AIDS, è il cigno che canta e vola più in alto di tutti nella speranza non sia quello il suo ultimo canto. Come l’orchidea che, agli occhi, appare sempre bella seppur finta, allo stesso modo, la farsa roboante in cui l’uomo si trova a vivere è ancòra in grado di regalare spiragli di bellezza autentica a patto che siano vissuti con la stessa la spontaneità con cui si balla. E ogni istante diventa poesia e brezza di primavera. Battito di cuore e incessante tremore di mani. Lo stesso che accompagna il percorso che Orchidee vuole tracciare.

Un percorso che procede per diapositive dissociate, quasi stonate nell’accostamento di immagini e sonorità molto diverse ma che, nel complesso, rendono alla perfezione l’idea dell’armonico caos esistenziale dove l’anarchia regna sovrana. La recita, da questo punto di vista, è un trionfo di idee e Delbono è nell’apice del suo essere uomo di teatro. Il varazzese è regista, attore, voce e anima profonda. E, come i suoi “soprammobili” sul palco, è nudo, e si racconta senza timore.

Tutto il resto, anche le stupende musiche dei Deep Purple e di Enzo Avitabile, non avrebbero avuto la stessa potenza espressiva se lui non fosse stato perennemente presente. Perennemente presente nella constatazione del suo lutto che dipinge con la delicatezza di un bambino e l’ispirazione di un poeta che vuole ma non può, può ma non vuole trovare un senso che chiuda il cerchio del dolore.

E non c’è un lieto fine possibile se non nella follia evanescente dell’amore che rimane l’unico baluardo di speranza da cui osservare il mondo. E, così, Delbono, allo stremo della disperazione, ci invita, con la forza dirompente del suo teatro a fare a meno di abiti e convenzioni e abbracciarci nudi sul palcoscenico della vita.

Marcello Affuso

Margherita De Blasi

Orchidee Pippo Delbono

Orchidee Pippo Delbono

Orchidee Pippo Delbono

Orchidee Pippo Delbono