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Eroica Fenice

Harold Pinter, l'assurdo al Teatro Nuovo di Napoli

Harold Pinter, l’assurdo al Teatro Nuovo di Napoli

Il teatro dell’assurdo di Harold Pinter è tornato a Napoli con lo spettacolo “C’è qualcuno alla porta” di Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa. Scopri come è andata!
L’incomunicabilità, la distorsione dei ricordi, l’assuefazione da dinamiche perverse e ridondanti. I testi di Harold Pinter sono colmi di paradossi, illogicità, beffe, ed è proprio questo a renderli moderni, specchi circensi di un mondo distopico e multiforme. Oggi come ieri, ieri come domani, gli abitanti della Terra si muovono dentro cerchi concentrici e viziosi, dalla quale potrebbero fuoriuscire soltanto in due modi: tenendosi per mano o guardandosi dentro. Entrambe le prospettive risultano troppo complesse, quasi perverse, e questo comporta una cronica assuefazione al nulla. In ambo gli atti, in ambo i racconti di Harold Pinter portati brillantemente in scena ieri sera al Teatro Nuovo di Napoli, questa defezione morale risulta centrale. Nel primo,  “Il Calapranzi”, i due killer (Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi) non sanno dare un nome e una forma al luogo in cui si trovano per compiere il loro lavoro. Attendono, quasi come Didi e Gogo con Godot, qualcuno che non conoscono, che dovrà pagare per qualche motivo con la morte. A loro non spetta fare domande, solo eseguire. E nel frattempo vagano in quello spazio quadrato, una cucina priva di cibo ed utensili, e hanno come unico contatto con il mondo un “paniere” contenente ordinazioni che non potranno soddisfare e un telefono meccanico, emblema di una comunicazione interrotta con l’esterno.

Harold Pinter secondo Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa

Le difficoltà e le incomprensioni sono, invece, il perno di “Vecchi Tempi”, testo più maturo del premio Nobel Harold Pinter e che ha visto in scena Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi.
Il triangolo amoroso tra Kate, Deeley e Anna è scaleno. Nessuno dei lati, nessuna delle prospettive combacia con l’altra. Un cortocircuito di ricordi, accompagnati da versi di canzoni accennate, costituisce un intreccio narrativo pregno di note silenti, di non detto, di lasciato intendere. Non c’è un solo svolgimento, ma un fiume di ricordi ad estuario, non c’è un solo finale possibile, ma una serie di copia e incolla confusi che denotano il dramma delle società attuali. La domanda che lo spettacolo, con l’ottima regia del duo Lucchetta – Siracusa, lascia sottintesa è:” c’è speranza?”.
A questa domanda Harold Pinter non risponde, così come gli spettatori dei suoi drammi.