Maximum Burlesque Festival-1ªserata: un gioco sospeso nel tempo, fatto di attese, dove il viaggio si rivela più importante dell’arrivo.
Ci sono esperienze in grado di lasciare senza parole, di smuovere qualcosa fin dalle viscere, di trasportare in un mondo che non si pensava neanche potesse esistere. Il Maximum Burlesque Festival – che quest’anno celebra la sua seconda edizione – è certamente una di queste.
L’arte del Burlesque
Ironia e fantasia in cabina di comando, guanti e calze pronti ad essere sfilati, corpi che si muovono a ritmo di musica, sguardi che ammiccano ad un pubblico che per circa 3 minuti ha la facoltà di dimenticare tutto ciò che lo circondi. Questo, e tanto altro, è il burlesque. Se non si ha la minima idea di cosa si tratti, è probabile che si giunga per luoghi comuni pensando erroneamente che si tratti solamente di spogliarello e lustrini. Niente di più sbagliato. Il burlesque è teatro (in tutti i suoi generi), è danza, è musica, è ossimoro, è la teoria del tutto, ma anche del niente. È l’arte del quasi, del non ancora, della promessa che vale molto più dello stesso svelamento. È l’esatta metafora dell’atto sessuale: la parte più bella, quella in grado di disarmare, non è affatto il suo culmine, quanto il percorso con cui si arriva, quel limbo fatto di sguardi, attesa e cuore che sembra balzare in gola.
Maximum Burlesque Festival: un viaggio nell’ignoto
Dopo aver fatto un’opportuna – se pur sommaria – introduzione al mondo del burlesque, alla sua bellezza, alla sua magia, è il momento di addentrarci all’interno del Maximum Burlesque Festival, che il 22 Marzo 2025 ha inaugurato la sua seconda edizione.
A precedere lo spettacolo vero e proprio, una sfilata di presentazione davanti al Teatro Ivelise, luogo che avrebbe ospitato il festival. La collocazione del teatro, proprio dietro al Colosseo, si è rivelata a dir poco perfetta per fare da sfondo a un evento del genere. Donne e uomini, vestiti come antichi romani, hanno messo in atto una piccola parata accompagnata dal suono di percussioni musicali. Un momento dai tratti solenni, punteggiato da giochi con il fuoco capaci di incantare fin dal primo sguardo. Il perfetto riscaldamento prima di prendere posto nella sala gremita, con una parte del proprio essere già teletrasportata altrove.
Maximum Burlesque Festival: pronti, partenza, via
Nell’aria si respira trepidazione, si avverte la netta sensazione di essere molto vicini ad assistere a qualcosa di speciale. Ci siamo, l’attesa è finita. Sul palco sale Brenda Monticone Martini, direttrice del Teatro Ivelise, padrona di casa e voce narrante di questo viaggio nel burlesque. Divertente e divertita, introduce ogni esibizione con un misto tra rispetto per la disciplina e ironia per sé stessa e per il pubblico presente, indirizzando già il mood della serata, nonché il messaggio che l’intero festival ci tiene a comunicare: professionalità mista a divertimento e presa in giro. A rompere il ghiaccio è Vesper Julie, madrina della serata, con una reinterpretazione in chiave burlesque dell’Amleto di Shakespeare: «Essere o non essere, questo è il problema». Vesper Julie setta già lo standard a cui assisteremo da lì all’inizio della competizione: altissimo.
Gli act: 3 minuti di ipnosi
E poi arrivano gli artisti in gara. Classico, neo-burlesque, drag. Nessuna delle esibizioni assomiglia alla precedente, eppure tutte mantengono uno stesso filo conduttore: il corpo come strumento narrativo, capace di raccontare una storia e di trascinare il pubblico dentro quella narrazione.
Tra le tante esibizioni degne di nota, si possono citare tre menzioni onorevoli, che certamente valgono già da sole il prezzo del biglietto:
1. Dora Scompiglio, romana doc, porta in scena un’estetica ottocentesca rivisitata con tocco moderno. Parte del costume di scena l’ha cucito lei stessa, e questo dettaglio racconta già molto del suo approccio alla disciplina: artigianale, sentito, costruito con cura maniacale. Il suo burlesque si muove tra eleganza d’altri tempi e ironia.
2. Vena Kahlo, proveniente direttamente da Seattle, porta in scena un act di neo-burlesque allo stato puro. La sua esibizione è cupa, carica di simbolismi, dai tratti fortemente horror. Nell’ambiente viene chiamata la sacerdotessa, che può essere definita come la Stephen King del Burlesque, meravigliosamente inquietante.
3. Allegra del Bastet, dalla Svizzera con furore, innalza la temperatura sulle note di una musica vichinga: fisica, diretta, infuocata (letteralmente) e di grande controllo scenico. Il suo act è stato visivamente potente e intrattenente.
Maximum Burlesque Festival: la fine dello spettacolo (o forse no)
E poi arriva il momento in cui le luci si alzano, gli applausi cessano di scrosciare, e la realtà torna a reclamare. Ma il burlesque è un’arte che sa lasciare il segno. Resta addosso, nei dettagli e piccoli gesti che continuano a riapparire nella mente. Perché, in fondo, la sua vera forza sta proprio lì: nell’attesa, nel non detto, in quell’invisibile filo di tensione che continua a vibrare anche dopo che il sipario è stato calato.
Il Maximum Burlesque Festival è un festival che sa mescolare arte e gioco, leggerezza e profondità, facendo sì che ogni act non sia solo mero intrattenimento, quanto un assaggio della vita stessa: piena di promesse, mai davvero chiusa, sempre in attesa di un nuovo inizio, desiderosa di arrivare e ignara di quanto il percorso per arrivare sia immensamente più bello.
Immagine in evidenza: archivio personale di Giovanni Fede, presso Teatro Ivelise