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Eroica Fenice

Né serva né padrona: Claudia Contin e le donne della Commedia dell'Arte

“Né serva né padrona”: le donne e la Commedia dell’Arte alla Basilica dello Spirito Santo

Nella seconda settimana del Festival internazionale di Commedia dell’Arte I viaggi di Capitan Matamoros – Storie di migranza, la sera di giovedì 21 settembre è tutta al femminile, con lo spettacolo Né serva né padrona, un vero e proprio One Woman Show all’interno della sagrestia della Basilica dello Spirito Santo, sede dell’Associazione Culturale Medea Art.

Italia, Sedicesimo secolo: divieto per le donne di calcare le scene e severe condanne da parte della Chiesa verso le eretiche che osavano trasgredire e dedicarsi a quelle forme d’arte ‘scandalose’ e indegne. In tali temperie culturali, donne coraggiose e intraprendenti si distinsero per i loro meriti nell’arte oratoria, poetica, musicale e persino comica, come l’attrice padovana Isabella Andreini e la famosa cantante napoletana Adriana Basile. 

Le personalità di queste brillanti figure femminili rivivono sulla scena con Claudia Contin Arlecchino, autrice, attrice, regista e artista figurativa, nonché prima donna ad interpretare il personaggio di Arlecchino, e grazie alle musiche di Luca Fantinutti.

Claudia Contin Arlecchino, spogliandosi dei tradizionali panni della maschera del buffo Arlecchino, con i quali fa il suo ingresso sulla scena, svela al pubblico tutti i retroscena del mestiere di attrice, con grande autoironia e comicità, passando attraverso l’interpretazione dei diversi ruoli femminili della Commedia dell’Arte (dalla servetta, all’innamorata, alla cortigiana) e mostrando le movenze tipiche e la gestualità che contraddistingue tali figure, in un continuo coinvolgimento degli spettatori che crea un clima di ilarità ed improvvisazione.

Donne e teatro: dalla Commedia dell’Arte al Terzo Millennio alla Basilica dello Spirito Santo

Dall’aperitivo a base di polenta, al ‘punzecchiamento’ giocoso degli uomini presenti nel pubblico, Claudia veste e sveste i panni dei suoi personaggi, con un viaggio attraverso i secoli, il cui trait d’union è l’emancipazione della figura femminile e la rivoluzione portata dall’ingresso della donna sulle scene.

Attraverso due coraggiose donne del Cinquecento, Isabella Andreini ed Adriana Basile (baronessa per ‘meriti d’arte’), simboli di tale emancipazione, si arriva fino alle donne del Terzo Millennio, con la stessa Claudia. In una ‘confessione scritta’, l’attrice spiega le ragioni che si nascondono dietro la scelta della maschera di Arlecchino e la convivenza con questo personaggio, chiudendo la sua performance con una riflessione che si ricollega al titolo e all’essenza stessa di tale spettacolo: “Né serva né padrona, ma libera persona”.