Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Suggestioni all’imbrunire

Suggestioni all’imbrunire – Nacque dunque il caos

Nacque dunque il caos primissimo fa parte di Suggestioni all’imbrunire, una manifestazione sovrintesa dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus. Per il periodo che va dal 10 maggio al 21 giugno, nell’affascinante complesso dell’antica Villa d’Otium, I secolo a.C. di Publio Vedio Pollione, si terranno una serie di spettacoli musicali e teatrali, talvolta al crocevia fra le due forme d’arte. L’evento è reso possibile grazie anche alla Soprintendenza Archeologica della Campania, al Patrocinio della Regione Campania e all’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli.  Nella giornata di ieri, domenica 17 maggio, Suggestioni all’imbrunire ha proposto lo spettacolo “Nacque dunque il caos primissimo” di A. Cossia, S. Scognamiglio e A. Poledro (alle percussioni).

Suggestioni all’imbrunire, un viaggio al tramonto

Dopo aver attraversato la suggestiva grotta di Seiano, un chilometro di strada sotterranea che taglia l’intera montagna di Coroglio, si rivede in lontananza la luce, la nostra Suggestione all’imbrunire: tuffati in un giardino verdeggiante, ci si ritrova poi in uno spazio aperto di epoca imperiale romana, curato con un’attenzione ed un rispetto che colpiscono al cuore. La bellezza del panorama si accompagna alla maestria architettonica dell’anfiteatro, predisposto nel totale rispetto della natura, quindi privo di allestimenti scenici o elettronici che potrebbero deturpare l’autenticità della catarsi.
Gli spettatori sono invitati a degustare un rinfresco a base di vini locali e stuzzicherei dolci e salate, proposte dall’associazione Ager Campanus, alla luce delle ore che attendono il tramonto. Una terrazza lascia intravedere la scogliera della Gaiola e un vento caldo ci accarezza, in silenzio.
Pausilypon è “il luogo dove finisce il dolore”: Suggestioni all’imbrunire – Nacque dunque il caos primissimo vuole, invece riportarci alle origini. E prima di ogni cosa, prima che il mondo assumesse la forma del suo esserci, c’era il mito. I due attori recitano brani che ci riportano ad un quadro inconcepibile, ci parlano di questo impalpabile Caos, che la mente umana non riesce a comprendere, al quale segue Gea, la madre terra, seguita da Ponto, il mare, e Urano, il cielo, il quale instaurò il suo dominio. Ci parlano della loro continuità, dell’abbraccio che li unisce. Ci perdiamo assieme agli attori, poiché in lontananza la manifestazione del mito è sotto i nostri occhi, in un orizzonte distante e loquace. E questa sua voce, quasi voce del destino, si esprime nella musica delle percussioni, che scandisce il tempo del mondo, di Crono, il potere che seguì l’evirazione di Urano. E dopo il regno di Zeus, i nostri sensi si catapultano in avanti, abbracciando Omero e la guerra di Troia, nelle rimembranze delle letture del pelide Achille e dei tanti lutti che arrecò agli Achei. In un salto nel tempo, quella conquista del tempo che può essere soltanto dell’arte, ascoltiamo poi i versi dell’Odissea, e viaggiamo insieme a Ulisse, altrove.
Finito lo spettacolo, tutto ci viene svelato, nell’ultima delle Suggestioni all’imbrunire, dopo aver compreso come Nacque dunque il caos primissimo: consapevoli della grande opera che è l’universo, assistiamo al Sole che cala dietro il mistero dell’orizzonte. Roma e la Grecia, insieme, ci hanno catturati, ostaggi di arte e bellezza.