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Eroica Fenice

“Terzo tempo” di Felice Panico: riapre il Nuovo Teatro Sanità

Il terzo tempo propriamente detto è quello che nel rugby, in special modo  anglosassone, si gioca a fine partita tra squadre avversarie e festeggiamenti del pubblico; è un momento conviviale che trascende dalla competitività, dalle rivalità, dagli sforzi fisici e battaglieri che si compiono in campo, per raggiungere la vetta più  alta, oltre la vittoria. È proprio questo lo spirito del personale “Terzo tempo” di Felice Panico, attore e regista teatrale: i sentimenti, i trionfi del cuore e dell’anima, le emozioni che il tifoso prova nel vedere il suo mito segnare un goal o tagliare il traguardo su due ruote, un patriottismo che trascende le mere limitazioni geografiche di un paese; e Panico non ci racconta solo dell’Italia, ma anche dei Paesi Bassi color arancio, della stoica Germania, dell’impassibile Inghilterra, della  gloriosa Francia. Tutto visto attraverso gli occhi dello sport, dal calcio al ciclismo, al  tennis di Wimbledon.

Felice Panico torna al Nuovo Teatro Sanità

Lo spettacolo è andato in scena al Nuovo Teatro Sanità, nel mezzo di uno dei quartieri più sottovalutati  e sofferti di Napoli, tra i vicoli più ricchi e allo stesso tempo relegati da una comunità che proprio con la rivalutazione dell’arte, tenta di dare virtù a spazi fin troppo bistrattati.

Si tratta di racconti, editi in seguito in una raccolta da Caracò, che prendono spunto  dalle sensazioni vissute da diversi personaggi, i cui stravolgimenti o cambiamenti di vita sono stati enormemente soggetti ad avvenimenti calcistici e non solo. Uno di questi ci immerge nell’entusiasmo tricolore dei mondiali Messico ’70, che videro il Bel paese di Gigi Riva secondo, vittoriosi in una semifinale epica contro la Germania, tanto da essere ricordata nella storia come “la partita del secolo”. In questa storia chiamata “Un amore di contrabbando”, un diciottenne vive parallelamente l’angoscia dell’imminente esame di maturità e l’eccitazione di assaporare in prima persona emozioni in tv che ha sentito solo narrare dal padre, e il titolo non si riferisce alla passione verso una ragazza, ma verso la sua squadra, che viene tipicamente al primo posto nel cuore di un innamorato tifoso.

Felice Panico, che recita sul palco con la maglia granata della sua squadra del cuore, il Pomigliano, ci inserisce già da subito in un’atmosfera intima, in cui il microcosmo di una intera famiglia italiana si interseca fortemente con il macrocosmo di un mondo intero che segue ed esulta e si infervora per un chilometrico Tour de France, riportandoci con un flashback alla famosa rivalità di quei due mostri nostrani del ciclismo quali Coppi e Bartali, il tutto legato dal filo della memoria del nonno di Panico che incontra la nonna in un dopoguerra rivelatore.

Non ci sono però solo momenti nostalgici e gloriosi, ma le storie ruotano anche sul filone comico-ironico; ne è testimonianza l’adattamento moderno di uno Shakespeare ai tempi dell’Hellas Verona prima in classifica, in cui un Romeo accanito frequentatore di stadi incontra una Giulietta fan degli Spandau Ballet, dove la loro unione non finisce in tragedia.

Tra il ricordo dell’Olanda di Cruijiff e lo scontro a colpi di racchetta tra l’orso Bjorn Borg e lo sbruffone John Patrick McEnroe, il monologo viene reso fluido e crepitante grazie all’intervento musicale della Banda del Terzo Tempo e dal canto dello stesso Panico, tra le hit di Paolo Conte, Enzo Jannacci, gli 883, Vasco e Ligabue.