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Eroica Fenice

sere di Carnovale

Venezia e le sue “sere di Carnovale” brillano al Mercadante

Una delle Ultime Sere di Carnovaledi Carlo Goldoni, per la regia di Beppe Navello, realizzato dalla Fondazione Teatro Piemonte Europa, dopo aver calcato e conquistato i più imponenti palcoscenici italiani, è in scena al Teatro Stabile di Napoli dal 13 al 18 Marzo. Tratta dall’omonima commedia di Carlo Goldoni, costituisce la terza tappa di un’ideale trilogia che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, spinge alla riflessione su temi sociali con disincantata ironia.

Una delle ultime sere di Carnovale, l’ultima commedia scritta da Goldoni a Venezia

La scenografia impeccabile di Francesco Fassone, costruita sui colori tenui delle stoffe, degli ampi vestiti settecenteschi,, dei drappeggi, delle decorazioni degli interni, trascina con garbo nella Venezia vivace e carnevalesca del XVI secolo.
Venezia. Elemento topografico protagonista di questa storia e della storia personale e autorale di Goldoni, nell’immaginario collettivo indissolubilmente legato alla laguna, eppure grande sperimentatore, capace di dare una vena internazionale al teatro italiano del ‘700.
Una delle ultime sera di carnovale è l’ultima commedia scritta da Goldoni nella sua città natale, prima di partire per Parigi e portare qui la sua Comméedie Italienne. E infatti il grande tema dell’intreccio è il desiderio di evasione, lo spirito di avventura e di scoperta che spinge a lasciare quella città imponente, che si configura come rifugio e distrazioni con le sue feste, i suoi banchetti, i suoi carnevali.

Tutto riporta alla struttrua della commedia carnevalesca veneziana del ‘700.
Innanzitutto la scelta di mantenere il dialetto veneziano originale. Scelta coraggiosa, nello scenario del teatro odierno che punta sempre più spesso allo sperimentalismo, alla ricerca di modernità o a proporre rivisitazioni innovative (ma non sempre efficaci), quella di mantenere il purismo della tradizione.
I personaggi sono le tipiche maschere della Commedia dell’Arte. L’amatore, Momolo, la serva curiosa, Polonia, il padre apprensivo, Zamaria, la ragazza capricciosa, Domenica, Il ragazzo innamorato, Anzoletto.
La pièce si apre con una situazione festosa. Fervono i preparativi per la cena di Carnevale organizzata da Sior Zamaria, commerciante di stoffe,

Tra loro il giovane Anzoletto, disegnatore stanco dei ritmi lavorativi di Venezia, innamorato di Domenica, che si scopre essere stato chiamato nella località immaginaria di Moscovia per esercitare la sua professione di disegnatore.
L’amore di Angioletto e Domenica viene così stravolto da questa notizia improvvisa e dalla decisione del ragazzo di partire per onore, per volontà di crescere e di scoprire il mondo (tema molto attuale oggi).
Quando Angioletto chiede a di poter sposare Domenica e portarla con lui a Moscovia, si apriranno soluzioni inedite e risvolti inaspettati nella trama che Goldoni raffigura sempre con vivacità, brio ed entusiasmo eppure sempre aperta alla riflessione.

Tutti i personaggi “giocano insieme” creando una macro situazione corale che li spinge ad incontrarsi, a completarsi anche nelle diversità, costruendo un variegato gioco ad incastro, come se danzassero tutti nella delicatezza dei colori della scena. Complice il talento della compagnia composta da attori giovanissimi e versatili, capaci di calarsi in ruoli espressivi non facili da sostenere.
Il tema attuale del giovane costretto a lasciare la sua città, Venezia, e la sua casa, dunque la sua stabilità e le sue certezze, alla ricerca di certezze nuove, è qui trattato con garbo e maestria.
Angioletto nutre un profondo desiderio di affermarsi, di spingere oltre i confini e non ha paura di andare contro le convenzioni sociali.
L’attaccamento alle radici è qui unito al desiderio di realizzazione personale, di crescita e di certezze.

La scelta di unire temi di così profonda contemporaneità mantenendo il linguaggio veneziano originale (dalla forte carica comunicativa) e gli elementi caratteristici della commedia settecentesca spinge lo spettatore a una riflessione continua sul dualismo presente/passato, tradizione/innovazione, ponendo se stesso come anello di congiunzione tra queste due dimensioni, in cui l’Arte si pone sempre come Universale ed Eterno.