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Eroica Fenice

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“Ho ripreso a scrivere per Amore dell’Insegnamento”

La prima volta che lo incontrai mi sembrò un gigante e non fu un’impressione: raggiunge e supera il metro e novanta, occupava tutto l’arco della porta, ma in realtà coi suoi quindici anni è sempre un ragazzo.

Sua madre non era arrabbiata in fondo, era disperata: non voleva che perdesse un anno di scuola – il secondo – non vuole che lasci gli studi e che vada a lavorare con papi nell’impresa di manovalanza.

Quando arrivò per incontrarmi tenne per tutto il tempo la testa in giù, e quei grandi occhi celesti, che non sono della sua famiglia, più volte mi parve che brillassero bagnati; “Se vuoi che io ti prenda ora, che manca cosi poco alla fine, dovrai ubbidirmi; farai tutto quello che ti dico ciecamente, io – se credi – sarò il tuo vangelo, io ti guiderò, tu mi seguirai e sarò il tuo Maestro e tu il mio allievo. Ti richiederò dei sacrifici e saranno grandi, ma sappi che nessun sacrificio va sprecato: non faccio mai promesse che non posso mantenere“.

Per venire da me la prima volta aveva messo una giacca blu e una pochette nel suo taschino, un profumo famoso, e si era pettinato i capelli all’indietro come i divi degli anni ’50; mai una volta mi ha mancato di rispetto, mai una volta mi ha risposto male, mai mi ha contraddetto o mi ha disubidito, mai una volta che non sia stato educato, gentile, persino galante. Lavorava come un mulo: le 2 ore passavano e non chiedeva pause, non si interessava di sapere l’orario, e quando, nel momento in cui aveva finito, tirava su il capo dalla versione, si stupiva che gli girasse la testa perché non si era accorto che era da me da più di 3 ore senza che io lo avessi fermato. Ha una mente alata e non mi fa stancare, la sua logica va oltre le mie parole e il suo intuito non sbaglia quasi mai: recuperò in 3-4 lezioni il lavoro di mesi e mesi di scuola.

Vedendo il tempo passare senza che tornasse, all’inizio sua madre mi telefonava per chiedermi se fosse ancora da me o per caso non fosse in giro con gli amici: “È qui, stai tranquilla” e mi veniva da sorridere perché in fondo non gli era pesato passare il pomeriggio a studiare; piuttosto rimaneva estasiato davanti a tutto quello di cui veniva a conoscenza, affamato di altre novità. Un giorno, trovato un mio libro di Greco, per diletto volle imparare a leggerlo.

Un giorno che l’aspettavo non lo vidi arrivare; chiamai prima lui e poi sua madre: il ragazzo era a casa della nonna e non c’era stato modo di farlo alzare dal letto – mi disse – e potevo ritenermi libera; quel giorno imbracciai il vocabolario come facevo quando ero ragazza e andavo a scuola, mi avvolsi in uno scialle e andai a cercare per strada la casa della nonna. Quando arrivai, effettivamente dormiva profondamente sotto le coperte e fui io a tirarlo giù dal letto: quando sentì la mia voce si vergognò, scattò a rivestirsi e lavarsi e in meno di 5 minuti era seduto all’enorme tavolo della cucina con me

Tu diventerai un ingegnere, X., perché sei sprecato come capo-cantiere, e farai dell’impresa di papi un’impresa edile: studierai, andrai bene a scuola, sarai promosso questo e per i prossimi anni, farai la maturità e ti iscriverai all’università a Napoli. Così ho deciso per te.” gli dicevo, mentre sua nonna mi preparava il caffè.

Ho ripreso a scrivere per raccontare di lui che ha ripreso a sognare. Ho ripreso a scrivere per raccontare a tutti quanto si può amare insegnare

È passato da 3 a 6- in 2 settimane e ha capito finalmente anche lui – come lo avevo capito io la prima volta che l’avevo guardato – di essere tutt’altro che stupido; ha capito che se vuole può essere tutto quello che desidera e in un attimo la sua mente ha ripreso ad abbracciare infinite possibilità, infiniti sogni. Mi mandò dall’aula la foto del suo compito in quel momento ricevuto; venne da me che sembrava trasfigurato dicendomi di passare da sua madre: si era assicurato con lei che mi prendesse un dono per Pasqua, ma in particolare voleva che ricevessi la sua gioia per quel successo così… repentino. La fiducia in se stessi e la speranza non hanno prezzo o forse sì: un tornaconto di gioia per me, che raccoglievo la soddisfazione indiretta di quel risultato.

Non saprà mai che la vittoria che gli consentirà di non perdere l’anno, se continua a impegnarsi, ha salvato più me che lui.

Non sa la Gente che si fa questo mestiere solo per Amore.

Non sa che ogni successo e gioia di questi ragazzi è in parte propria gioia, la loro gratitudine è una grazia ricevuta, non sa che nel renderli Persone, nel renderli consapevoli, nel renderli forti, nel “crescerli” c’è Amore.

Ho ripreso a scrivere per Amore.

“Ho ripreso a scrivere per Amore dell’Insegnamento