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Eroica Fenice

procuratore

Procuratore di occasioni. Parte prima

Mi chiamo Roberto Cassini, ho quarantatré anni e sono un procuratore sportivo. Gestisco gli affari di decine di sportivi, per lo più calciatori. Dodici anni fa ho fondato una società di management. All’inizio eravamo in dieci, oggi conto centoventi collaboratori. Procuratori anche loro, impegnati in questo fruttuoso mondo del calcio. Molti di loro sono avvocati, broker, commercialisti… Io, invece, non sono neanche laureato.

Procuratore di occasioni,  gli inizi

Iniziò tutto per il volere di mio padre “Roberto” mi diceva ”tu studi economia: dovrai pur capirci qualcosa in mezzo a tutti questi soldi. Curerai tu gli interessi di Antonio. Sarai tu il suo procuratore. Io non mi fido di queste canaglie!”. Vi chiarirò alcune cose. Dire che studiavo economia è un bel parolone. A quei tempi avevo ventitré anni e in tre anni di corsi avevo dato appena quattro esami. Rigorosamente, con la media del ventuno.
Antonio  è mio fratello minore. La sua stupidità è direttamente proporzionale al suo talento calcistico. A 18 anni era stato notato dagli osservatori dell’Inter che erano rimasti stregati dal suo modo di giocare. Dopo essere stato acquistato, avrebbe dovuto far parte (in prestito) della Serie B a “farsi le ossa” e imparare alcune tecniche di gioco in campo. Il caso volle, però, che il presidente in persona si opponesse a quell’operazione. Inserito in prima squadra, subito. Così, entrambi, ci trasferimmo a Milano. Ci adattammo immediatamente bene. Forse anche troppo.

Il benessere sfrenato di quel mondo fece solo male a mio fratello. Prima di allora il suo mondo gravitava intorno a un pallone, non c’era altro. Quel suo mondo ideale così rotondo e privo di imperfezioni, deviò dalla sua orbita addentrandosi in uno sciame di vizi. Credetemi, non se ne fece mancare neanche uno e io non riuscii a controllarlo. Mentre perdeva la fiducia di chi aveva scommesso in lui, io spiccavo il volo.

Procuratore di occasioni, la scalata al successo

Mi ritrovai subito a mio agio in quel mondo. Conobbi presidenti, procuratori, calciatori. L’incredulità e la simpatia scaturite dalla mia giovane età e dalla mia totale inesperienza, si trasformarono in poco tempo in fiducia e iniziai a seguire gli affari di alcuni di loro.
Da poche migliaia di euro le mie commissioni divennero milionarie.

Ora passo le mie giornate a telefono, tra cene in hotel a cinque stelle e aperitivi di lusso. Sempre con lo stesso obiettivo: esaudire le richieste dei miei clienti. Qualche breve storia d’amore con alcune donne dello spettacolo mi è valsa l’appellativo di “Bomber”. Dio solo sa quanto me ne vergogno. Ogni santissimo giorno ricevevo messaggi di affetto e stima nei quali, questa parola, Bomber, risuona costante e minacciosa. Una vera condanna.

Continua… Qui per la seconda parte.