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Eroica Fenice

Lamansarda

Lamansarda, Foreign Bodies è l’album d’esordio del gruppo campano

Il 22 marzo 2018 è uscito, su etichetta I Make Records, Foreign Bodies, il primo album di Lamansarda, una band proveniente dalla provincia di Napoli nata nell’estate del 2013 proprio in una mansarda. È lì che i fratelli Antonio (testi, voce, chitarra acustica, tastiere, harmonium) e Lorenza Acconcio (basso), insieme a Fabrizio D’Andrea (chitarra elettrica e acustica) e Alessandro Bocchetti (batteria, percussioni), hanno iniziato a dar vita al loro progetto.

Prodotto da Francesco Tedesco, Foreign Bodies è un disco contenente dieci tracce di stampo folk jazz.

Foreign Bodies, il raffinato esordio del gruppo Lamansarda

Seppur italianissimi, i Lamansarda hanno un respiro internazionale, non solo per la scelta di esprimersi in lingua inglese, ma anche per le sonorità, le cui origini vanno ricercate nel folkrock americano. Tuttavia il sound della band napoletana va oltre il folk per abbracciare anche influenze di altro genere, soprattutto jazz. D’altronde il folk si presta alla contaminazione con quasi tutti i generi e i Lamansarda hanno mostrato grande maestria nel creare una commistione di generi proprio partendo dal folk.

“Foreign Bodies” è un disco maturo nella composizione e nell’esecuzione, nonché un album raffinato, dal ritmo gentile e dalle atmosfere rilassanti.

I “Corpi Estranei” di Lamansarda

Il disco d’esordio di Lamansarda racconta della contorta condizione dell’uomo il quale, nonostante trascorra la maggior parte della giornata in compagnia di altre persone, alla fine si ritrova ad esser solo, circondato da nient’altro che Corpi Estranei.

Il disco parla dunque delle “relazioni domestiche che la famiglia alimenta, seguendo i suoi nodi e le sue tensioni, fin dove, talvolta, il filo si spezza. Le case, gli uffici, le aule di scuola: viviamo tutta una vita o parte di essa gli uni accanto agli altri, quasi mai per scelta, salvo poi scoprirci corpi estranei”.

Dal punto di vista prettamente musicale abbiamo detto che il folk americano è il punto di partenza del disco d’esordio della band campana, tuttavia è impossibile ricondurre Foreign Bodies ad un solo genere. Il disco, infatti, si apre con un brano, “Cuckoo”, che ricorda i classici della tradizione folk, ma già dalla seconda traccia, la delicata “Old at Heart”, ritroviamo influenze jazz e atmosfere soft. Anche i pezzi che seguono – la ballata acustica “Vesper Sparrow” e il brano dalle influenze blues e pop “Woody Woodpecker Theme” (singolo che ha anticipato l’uscita del disco, uno dei migliori dell’album) – si distaccano dal folk iniziale.

Pertanto, non possiamo inquadrare il disco d’esordio di Lamansarda in un genere ben definito. Si tratta di una sperimentazione sonora indubbiamente ben riuscita, che rifugge le regole del “pop” e del commerciale per seguire una linea precisa e indipendente. Un disco coraggioso per i tempi in cui viviamo, che si contraddistingue soprattutto per la sua uniformità. Nonostante abbracci influenze diverse, infatti, Foreign Bodies è sostanzialmente un disco uniforme, continuo. Questa omogeneità potrebbe tuttavia costituire un limite, nel senso che potrebbe risultare stancante per chi ascolta, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a questo genere musicale. Dunque, seppur si tratti di un lavoro coerente nei testi e nelle sonorità, se proprio vogliamo fare un appunto ai quattro ragazzi campani, ci permettiamo di dire che presenta poche variazioni.

In definitiva i Lamansarda ci consegnano un disco ben eseguito, dai toni morbidi e riposanti, con arrangiamenti curati nei dettagli. Un po’ troppo lineare forse, ma parliamo senza dubbio di un prodotto di qualità, che non passa inosservato. Un album intimo, con canzoni di spessore come la sognante e romantica “Desirèe” e la “calda” “Drunk Meridian”, poste a chiusura del disco. Ottimo debutto!